La vera storia del file hosting
Premessa: Sharing is Caring
Sono sempre stato d’accordo con questa formula e lo sono tuttora, perché la Rete è una dei pochi mezzi – per non dire l’unico – a darci la possibilità di proteggere la nostra cultura musicale e cinematografica. Ma l’idea dietro siti come Megaupload ha permesso di arricchire le tasche di pochi a discapito di moltissimi, lucrando sul materiale protetto da copyright. Non ne siete convinti?
I servizi di file hosting, così come il torrent qualche anno fa, sono nati per un altro tipo di servizio in mente: ovvero condividere tra più persone contenuti di dimensioni più o meno importanti. Che poi se ne sia abusato per altri motivi, sia dalla parte degli utenti che degli amministratori di questi servizi è un capitolo a parte.
“Non puoi chiudere un’autostrada solo perché alcuni superano il limite di velocità”
Il paragone forse non è del tutto esatto, ma rende bene l’idea. C’è chi tali servizi li usa in maniera del tutto onesta – come caricare il video della festa di compleanno, tanto per fare un esempio – e chi invece ne approfitta per diffondere altro tipo di contenuti, ovvero materiale protetto da copyright.
Perché negli anni è aumentato a dismisura l’uso di Megaupload e compagnia bella? Semplice: agli uploader consente di caricare una sola volta il file da condividere, in modo da renderlo disponibile agli altri senza dover tenere client torrent o emule per giorni in modo da avere una diffusione decente. Semplifica il lavoro, e soprattutto riduce il carico di seeding per la gioia degli utenti che spesso con torrent ed emule si lamentavano per la mancanza di fonti.
Questi servizi offrono il loro spazio a una condizione: che il file caricato non sia protetto dai diritti d’autore. Le clausole non si leggono quasi mai ed è un dato di fatto, ed entrambe le parti hanno fatto il proprio comodo.
Partiamo da questo punto: vi siete chiesti perché soltanto adesso gli amministratori di tali siti stiano rimuovendo tutti i file incriminati e disattivando account che violavano i termini di servizio, pur sapendo di aver avuto da sempre tale facoltà (e tale dovere, per legge)?
Il file hosting, come dice la parola stessa, è un servizio che consente agli utenti di caricare qualsiasi tipo di file in modo da renderli immediatamente disponibili ad altri, e gratuitamente. Un account di tipo gratuito – usato dalla gran parte degli internauti – prevede delle limitazioni, ovvero tempi di attesa (in ordine di secondi, o nelle peggiori delle ipotesi anche minuti) e velocità di download limitato. Questi siti inoltre offrono la possibilità, con circa dieci euro al mese di media, di eliminare tale limitazioni.
Ora: l’utente più onesto che usa Megaupload per caricare dei file non protetti da diritti d’autore, non andrà a pagare una certa somma al mese semplicemente perché non userà più tale servizio.
Ma ai più è convenuto tenere i file protetti e contravvenire ai loro stessi termini d’uso, per due motivi:
- Aumentare il traffico verso il proprio sito.
- Incrementare gli introiti grazie agli abbonamenti (insieme ai banner presenti su molti di questi siti) mensili e annuali.
I file venivano eliminati comunque sia per inattività (ovvero se il download di un file non veniva effettuato per un tot di tempo), sia per interventi random sia in nome del DMCA, ma in maniera molto più blanda rispetto agli ultimi giorni.
Attacco insensato quello dell’FBI? Ci penserei bene due volte prima di difendere a spada tratta chi ci ha dato la possibilità di condividere ancora più facilmente contenuti, lucrando a nostra insaputa.
My two cents.



